Oltre Sakineh

A volte le campagne sui diritti umani funzionano. Ieri le autorità iraniane hanno sospeso la sentenza di lapidazione per Sakineh, la donna condannata per “adulterio”. Dobbiamo rallegrarci quando le piazze europee, gli appelli sui giornali e le adunate umanitarie sortiscono simili effetti. Non è certo facile costruire una capacità di persuasione nei confronti del regime iraniano e della sua “giustizia”. Il ministro degli Esteri dei mullah, Manouchehr Mottaki, ha appena dichiarato al settimanale tedesco Der Spiegel che “nessuno in Iran viene immpiccato per ragioni politiche”.
4 AGO 20
Immagine di Oltre Sakineh
A volte le campagne sui diritti umani funzionano. Ieri le autorità iraniane hanno sospeso la sentenza di lapidazione per Sakineh, la donna condannata per “adulterio”. Dobbiamo rallegrarci quando le piazze europee, gli appelli sui giornali e le adunate umanitarie sortiscono simili effetti. Non è certo facile costruire una capacità di persuasione nei confronti del regime iraniano e della sua “giustizia”. Il ministro degli Esteri dei mullah, Manouchehr Mottaki, ha appena dichiarato al settimanale tedesco Der Spiegel che “nessuno in Iran viene immpiccato per ragioni politiche”. Allora sarebbe bello adesso che chi ha lottato per la vita di Sakineh non distogliesse lo sguardo dalla sorte di due dissidenti che ieri a Teheran sono stati condannati a morte. La deterrenza politica e ideologica mostrata in occidente per Sakineh deve ricordare al regime iraniano che non lasceremo soli i sette dissidenti che aspettano di essere impiccati a Teheran: Ja’far Kazemi, Javad Lari, Mohammad Ali Haj Aghaei, Ali Saremi, Abdolreza Ghanbari, Ahmad e Mohsen Daneshpour Moghaddam.